05 set 2013

COMPETITIVITA’, ITALIA PRECIPITA AL 49ESIMO POSTO DEL RANKING WEF



(NoveColonne ATG) Roma - La competitività italiana perde ulteriori posizioni rispetto al 2012. Secondo la graduatoria globale sulla competitività stilata annualmente dal Word Economic Forum– l’organizzazione che raggruppa le maggiori imprese e multinazionali mondiali – l’Italia perde, infatti, sette posizioni e si colloca al 49esimo posto, al di sotto di Stati come Repubblica Ceca, Barbados e Lituania e ben lontana dai maggiori partner europei e dalle economie avanzate con cui è solita mettersi a confronto. Durante l’anno passato, gran parte dell’Europa ha continuato a lottare con problemi finanziari e strutturali.
Non a caso, azioni di vasta portata sono state prese nel Vecchio Continente per evitare fratture nella zona euro e condurre la regione su un sentiero di crescita più dinamico, soprattutto attraverso misure macro-economiche e, in qualche misura, attraverso riforme strutturali, soprattutto nei paesi periferici della zona euro. Nonostante queste difficoltà, diversi Stati europei continuano a imporsi come le economie più competitive al mondo: la Svizzera, dove ha sede il Wef, si conferma prima ancora una volta, altrettanto stabile è la Finlandia al terzo posto, la Germania è quarta e in crescita di due posizioni come gli Stati Uniti quinti, mentre Gran Bretagna e Francia occupano rispettivamente il decimo e il ventitreesimo posto di una classifica il cui ultimo è, invece, occupato dal Ciad, 148esimo. Tuttavia, l’Europa è anche un’area che presenta notevoli disparità in termini di competitività, perché altri Paesi della regione si collocano più in basso nel ranking: la Spagna al 35°, il Portogallo a 51° e la Grecia al 91°. Dopo un lieve miglioramento dello scorso anno, secondo gli esperti del Wef, l'Italia risulta in peggioramento in ogni ranking a causa della mancanza negli ultimi anni di una chiara direzione politica; il che comporta una crescente incertezza negli investimenti e incide sulla competitività del Paese. Il Belpaese continua a essere frenato da alcune debolezze strutturali: ad esempio, il mercato del lavoro rimane estremamente rigido e ciò frena la creazione di nuova occupazione. Altri ostacoli da superare sono, poi, gli elevati livelli di corruzione e di criminalità organizzata e la grave mancanza d’indipendenza all’interno del sistema giudiziario che, inevitabilmente, fanno sì che i costi delle imprese aumentino e, di riflesso, minano la fiducia degli investitori. Le riforme istituzionali che sono attualmente in fase di proposta dal governo – suggerisce la statistica del Wef – potrebbero essere un passo importante per affrontare alcune di queste sfide.

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