05 set 2013

CRISI, OCSE: L’ITALIA UNICA IN RECESSIONE TRA I BIG, PIL -1,8%



(NoveColonne ATG) Roma - Tra le maggiori economie del pianeta, la nostra è l’unica che resta ancora impigliata nelle maglie della recessione: non arrivano certo buone notizie per l’Italia dalla stime dell’Interim economic assessment dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).
Secondo le previsioni degli esperti di Parigi, infatti, il pil italiano registrerà nel 2013 una variazione negativa dell’1,8%, con contrazioni dello 0,4% nel terzo trimestre dell’anno e dello 0,3% nel quarto: dati che contrastano con quelli della Francia, che avrà nel 2013 una crescita del pil dello 0,3% (+1,4% nel terzo trimestre, +1,6% nel quarto) e della Germania che vedrà una crescita dello 0,7% (+2,3% nel terzo trimestre e +2,4% nel quarto). Fuori dall’area euro, il pil della Gran Bretagna aumenterà dell’1,5% e quello statunitense dell’1,7%. La Cina nel 2013 vedrà la propria economia crescere del 7,4% (con un aumento “di circa l’8% per l’ultimo trimestre, dopo un rallentamento nel primo semestre del 2013, anche se con un tasso più lento rispetto agli ultimi anni”), mentre il pil giapponese segnerà una variazione positiva dell’1,6%. Il Canada invece farà registrare un +2%. Secondo l’Ocse “affrontare la disoccupazione è fondamentale e deve essere un obiettivo fondamentale dell’azione di governo. I tassi di disoccupazione sono circa il 12 per cento nella zona euro e 7,5 per cento negli Stati Uniti, molto al di sopra dei livelli pre-crisi”, e per evitare il permanere di alti tassi anche quando la “ripresa sarà consolidata i governi devono implementare” la politiche di formazione e di attivazione, insieme a un sostegno alla domanda più forte. “Riformare i sistemi fiscali e previdenziali – spiega l’Ocse - dovrebbe incentivare il lavoro, mentre sono necessarie misure mirate per i soggetti vulnerabili, come i giovani senza lavoro al di fuori del sistema di istruzione e formazione”. L’Interim economic assessment sottolinea inoltre che le “finanze pubbliche stanno migliorando nella maggior parte delle economie avanzate, con l’eccezione del Giappone, ma che le politiche di consolidamento fiscale devono continuare. Tali politiche devono essere meglio progettate, invece, per proteggere i più vulnerabili nella società – spiega l’Ocse -, per costruire il sostegno pubblico per le necessarie riforme strutturali e per dare priorità alla spesa per incentivare l’occupazione”.

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