01 feb 2013

USTICA, LA PRIMA VERITA’ UFFICIALE: LA STRAGE FU CAUSATA DA UN MISSILE



(NoveColonne ATG) Roma - Erano le 20.59 e 45 secondi del 27 giugno 1980 quando il Dc-9 I-Tigi Itavia, in volo da Bologna a Palermo, scomparve dal radar del centro di controllo aereo di Roma. Decollato in ritardo, atteso per le 21.13, l’aereo non atterrò mai allo scalo palermitano di Punta Raisi.
All’alba del giorno dopo, tra Ponza e Ustica, in acque internazionali, furono rinvenuti, insieme ai resti dell’aereo, i primi corpi delle 81 vittime, tra cui 11 bambini. Come il Dc-9, a oltre trentadue anni di distanza, anche la verità sembrava non arrivare mai. E quelle ore di angosciosa attesa all’aeroporto si sono trasformate per i parenti delle vittime in anni di angosciosa attesa della verità, di profondo dolore e rassegnazione, di fronte all’inseguirsi di tesi e contro-tesi e al nulla di fatto in sede penale. In sede civile, invece, si è messo finalmente un punto fermo in questa tragica storia. La strage di Ustica fu causata da un missile e non da un’esplosione interna al velivolo: ad affermarlo la Cassazione, nella prima sentenza definitiva che condanna lo Stato a risarcire i familiari delle vittime per non aver garantito la sicurezza dei cieli con sufficienti controlli dei radar, sia civili che militari. Secondo la Suprema Corte risulta “abbondantemente e congruamente motivata la tesi del missile” che è stata accolta dalla Corte di Appello di Palermo come fondamento delle richieste risarcitorie da parte dei parenti delle vittime. Nella sentenza della Terza sezione civile della Cassazione vengono rigettati i ricorsi del ministero della Difesa e dei Trasporti contro la richiesta di risarcimento dei familiari di tre vittime, che si sono rivolti per primi in sede civile, poi seguiti da quasi tutti gli altri. Tra le motivazioni addotte dai due dicasteri, difesi dall’Avvocatura generale dello Stato, quelle che il disastro aereo era ormai prescritto e che non si poteva imputare “l’omissione di condotte doverose in difetto di prova circa l’effettivo svolgimento dell’evento”. Motivazioni entrambe respinte dalla Cassazione, secondo la quale “non è in dubbio che le Amministrazioni avessero l'obbligo di garantire la sicurezza dei voli”, mentre è stato accolto il reclamo dei familiari delle tre vittime: la Suprema Corte ha inoltre rinviato alla Corte di Appello di Palermo la valutazione se possa essere dato un risarcimento più elevato rispetto al milione e 240mila euro complessivamente liquidato.

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