30 apr 2011

IMMIGRATI, LA CORTE UE BOCCIA IL REATO DI CLANDESTINITÀ

(Nove Colonne ATG) Roma - Bocciato. Il reato di clandestinità punito con la reclusione previsto dal legislatore italiano nel 2009 con il cosiddetto “pacchetto sicurezza” è in contrasto con la direttiva europea per i rimpatri dei clandestini. A stabilirlo è stata la Corte di giustizia della Ue, che si è pronunciata sul caso di un algerino, Hassen El Dridi, condannato a un anno di carcere nel 2010 dal tribunale di Trento. Secondo la Corte “una sanzione penale come quella prevista dalla legislazione italiana può compromettere la realizzazione dell’obiettivo di instaurare una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali”. Nella sentenza poi si sottolinea che i Paesi dell’Ue “non possono introdurre, al fine di ovviare all’insuccesso delle misure coercitive adottate per procedere all’allontanamento coattivo una pena detentiva”, come quella prevista dalla normativa italiana. Di conseguenza la Corte di giustizia europea invita i giudici italiani a “disapplicare ogni disposizione nazionale contraria alla direttiva”, in particolare quella che “prevede la pena della reclusione da uno a quattro anni”, e a “tenere conto del principio dell’applicazione retroattiva della pena più mite, che fa parte delle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri”. Una bocciatura netta, che le opposizioni leggono come un altro fallimento della politica del governo sui fenomeni migratori. Tra l’altro il Parlamento italiano non ha ancora recepito la direttiva europea rimpatri, cosa che avrebbe dovuto fare entro lo scorso 24 dicembre. Per il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini “questo governo fa provvedimenti demagogici che puntualmente vengono smentiti” e certamente “così non si può andare avanti”, mentre Rosy Bindi del Pd sottolinea come “sull'immigrazione le figuracce del governo italiano non finiscono mai”. Secondo il capogruppo alla Camera di Fli Benedetto Della Vedova “ad essere stata bocciata è una norma demagogica e inefficiente, che aggrava l’arretrato giudiziario e il sovraffollamento carcerario, senza migliorare e al contrario intralciando le procedure di espulsione e rimpatrio degli immigrati irregolari”. Spara ad a zero invece il leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro: “E' ormai provato che siamo di fronte a una dittatura strisciante in cui vengono presi provvedimenti contro la Carta dei diritti dell'uomo, si dichiara guerra senza passare per il Parlamento e si occupano le istituzioni per fini personali”. Sul fronte della maggioranza tra i primi a commentare la sentenza della Corte Ue è il presidente leghista della Regione Veneto Luca Zaia, che non si dice sorpreso di un pronunciamento “che conferma come in questi ultimi tempi dai palazzi di Bruxelles giungano solo notizie destabilizzanti e contrarie agli interessi e alla sovranità italiani, soprattutto se si parla di immigrazione”.

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